Mercoledì, Settembre 19, 2018

 

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CITTA' DI ROSSANO

Altezza s.m.l.: da 00 a 1.010 (Cozzo Pizzuto).

Superficie territoriale: Ha 14.943.

Abitanti: 34.824. (Aprile 1998)

Fiere: S. Angelo; S. Maria delle Grazie.

Sagre: Clementine; Melanzane; Anguria, Fresina.

Comunità Religiose: Monastero delle Clarisse, Vill. S.Chiara, Tel.520151
Fraternità Monastico di S.Maria delle Grazie, Tel. 521204
Casa Comunitaria della Pace di S. Chiara, Tel. 522505

Santi protettori: S.Nilo, S.Achiropita, S.Bartolomeo.

Personaggi illustri::
S. Nilo, (910-1004); S. Bartolomeo (sec. X-XI); Nicola Amarelli (sec.XV giurista); Pietro Macrì (sec.XVIII); Giuseppe Morici (sec. XVIII- XIX filosofo); Scipione Caccuri (esperto di medicina del lavoro).

Manifestazioni civili e religiose:
Natale a Rossano, (dicembre - gennaio)

tra i riti molto significativi é l'antica celebrazione in liturgia greca (risale almeno alla meta del '400) della Domenica delle Palme nella chiesa di S. Bernardino; interessanti sono le visite agli altari della reposizione in ogni chiesa parrocchiale (giovedì); particolarmente suggestive sono le processioni delle Congreghe-Parrocchie (all'alba fino a metà mattina del venerdì), la solenne ed imponente processione dei Misteri (pomeriggio del venerdì) nel Centro Storico, la " via Crucis" vivente


I fuochi di S.Marco al Centro Storico (serata del 25 Aprile)

Corri e cammina per la pace e per il lavoro (primo maggio)

Festa di S.Onofrio (la domenica di maggio nell'alta valle del Colognati)

Festa della Madonna del Patire ( terza domenica di maggio) presso l'antico monastero

Estate Rossanese:

con un denso programma di iniziative quali sagre culinarie, mostre, spettacoli, manifestazioni musicali, gare sportive, mostre-mercato dell'artigianato. L'estate rossanese comprende inoltre: Festa di Ferragosto o dell'Acheropita, famosa per i suoi fuochi d'artificio della notte di Ferragosto e di richiamo nazionale
Festa co-Patronale di San Nilo di Rossano (26 settembre)
Festa Patronale di S. Bartolomeo di Rossano (15 Novembre)


Stagione Teatrale di Prosa " Città di Rossano" (ottobre- maggio)

Feste parrocchiali di S.Giuseppe, dei SS. Pietro e Paolo, della Madonna dell'Achiropita.

Prodotti tipici alimentari: Salsiccie e sopressate; conserve di ortaggi e di olive, dolci fritti caratteristici delle ricorrenze natalizie e pasquali.

Prodotti tipici artigianali: Contenitori per l'industria ed attrezzi per l'industria olearia.

LA STORIA

Rossano diventa, per la sua posizione, una città-fortezza di grande importanza nel Brutium, per molti secoli. Inespugnata dai Visigoti di Alarico nel 412 e dai Longobardi nel 573, passa, già durante il corso della guerra greco-gotica (535-553), sotto la dominazione dell'Impero di Bisanzio, di cui diventa in Italia uno dei centri più attivi e sicuri, dal VI all'XI secolo. Rossano consolida allora il suo ruolo strategico militare di citta'-fortezza, diventa l'avamposto piu settentrionale del Bruzio, invalicabile dall'espansionismo dei Longobardi di Benevento; è l'unica città del Sud Italia a resistere alle incessanti e rovinose incursioni dei Saraceni della Sicilia. Un centro militare, dunque, sicuro e di primo ordine, oltre che un centro politico-amministrativo tra i più importanti del dominio bizantino, che ospita i più alti dignitari della corte di Bisanzio, ma anche dell'impero Italo-Tedesco, probabilmente Ottone I di Sassonia (969) e certamente Ottone II e il figlioletto, il futuro Imperatore Ottone III (982). Per la sua sicurezza ed affidabilita', Rossano, nel 951/952, accoglie tra le sue mura lo Stratego (cioè il capo militare e civile) dei due Themi di Calabria e Longobardia, allorchè Reggio Calabria cade in mano agli Arabi, e diventa così la capitale dei possedimenti bizantini in Italia.

È il momento della massima fortuna, potenza, importanza e notorieta' per Rossano, che le valgono perciò i titoli onorifici di Ravenna del Sud, la perla bizantina della Calabria.

La Rossano bizantina copre un ruolo, inoltre, di primissimo piano nella storia religiosa e culturale, che va oltre i limiti spaziali del Mezzogiorno d'Italia e temporali dell'Età bizantina: la citta', infatti, per l'intensita' delle attività del Movimento Monastico Calabro-Greco, è stata una dei più interessanti e qualificati punti di riferimento della spiritualita', della cultura e della Civiltà Greco-Cristiana dell'intera EPOCA MEDIOEVALE. Una piccola lapide funebre, rinvenuta in c/da Frasso, databile al sec. IV, attesta una presenza cristiana, fin da allora, a Rossano che dipendeva dalla vicina Sede Vescovile di Copia Thurii. Quando questa viene distrutta da una incursione dei Longobardi nel 597, e più che probabile che il Vescovado della Sibaritide si sposti nella città di Rossano: il nome di Vescovo più antico che ricordano alcuni storici e quello di Valerio o Valeriano, che partecipo, nel 680-681, al VI Concilio tenuto a Costantinopoli.

Rossano è, comunque, sicuramente sede di Diocesi nell'820, quando e Vescovo Cosma. A determinare o favorire il trasferimento della Sede Vescovile a Rossano intervengono pressioni molteplici di diversa natura, ma, in maniera decisiva, certamente ha influito l'ampiezza del proselitismo monastico, che, fin dalla metà circa del secolo VII, fa di Rossano un Aghion Oros, cioè una Montagna Sacra, una vera e propria Tebaide, un Monte Athos, rossanese, una delle principali zone ascetiche del tempo. Infatti, nell'Oriente Bizantino, tra la fine del 500 e l'inizio del 600, le invasioni dei Persiani Sassanidi e poi quelle degli Arabi Musulmani determinano un'emigrazione massiccia e continua verso le regioni meridionali d'Italia: di quel forte esodo, una vera diaspora, i monaci greci costituiscono la parte più consistente (Filmato 10, 5MB).

La Calabria, per varie ragioni, è una meta ambita.

Qui portano non solo la religiosità orientale, ma anche la Grecita', un II Ellenismo, tale rispetto al I Ellenismo classico, riconducibile alla colonizzazione della Magna Grecia, che probabilmente era scomparso quasi del tutto per effetto della conquista romana. Questa IIa Grecizzazione della Calabria è opera di quei monaci ed essa assicura non solo la trasformazione profonda della spiritualità, della religione, della liturgia, ma anche del costume, della mentalità individuale e collettiva, della cultura, della lingua. I monaci ricercano le zone protette dai presidi bizantini. Rossano, che è da secoli una fortezza militare sicura ed una città attiva di vita economico-amministrativa, religiosa e culturale, da certamente ospitalita' a quei religiosi esuli.

Questi, nelle zone arenaree e tufacee, edificano scavando quelle Grotte, molte delle quali ancora esistenti, di tipo Eremitico e Lauritico, dove il Monachesimo Calabro-Greco, detto impropriamente Basiliano, vive ed opera almeno fino al X-XI secolo. Giunge, molto probabilmente allora, a Rossano il famoso CODEX PURPUREUS ROSSANENSIS, una fra le più rappresentative testimonianze della Bizantinità della citta'. Si tratta di un preziosissimo Evangeliario, illustrato da 15 splendide miniature sulla vita di Gesù e sul suo insegnamento-messaggio, in un testo tra i più antichi ed attendibili, radice e fonte, percio', della dottrina religiosa cristiana e della cultura europea.

È stato probabilmente esemplato ad Antiochia di Siria o a Cesarea di Palestina, a metà del VI o del V sec. Per ampiezza (consta di 376 pagine) esso e un "UNICUM" rispetto ai frammenti dei superstiti codici orientali greci miniati di Vienna, Parigi, Londra. Per bellezza, armoniosita' ed equilibrio compositivo non ha nulla che l'eguagli nella perfezione e purezza della pergamena purpurea, nella scrittura in oro ed argento, nella vivacità e nel movimento delle figure, nella straordinaria carica di spiritualita', di contenuti, di messaggi, di forte tensione e, nel contempo, di sereno pathos, che trasudano le antiche ed espressive pagine.

Agli inizi del secolo VIII, Rossano dà il suo secondo Papa alla Chiesa, Benedetto Sanidega, Pontefice, dal 705 al 707 col nome di Giovanni VII; il primo fu probabilmente San Zasimo (417-418).

Alla fine del sec. VlIl, il Vescovado greco di Rossano e suffraganeo della Metropolia di Reggio Calabria. Secondo la tradizione, ancora viva nella città, la sede della Diocesi, con annessa la Cattedrale, sorge nella zona di SAN NICOLA AL VALLONE, oggi S. ANNA.

Una scelta non casuale, perchè quella è la Grecia, dove c'è la maggiore concentrazione di grotte monastiche, dove da tempo la vita religiosa è molto intensa ed intense sono le attività molteplici connesse a quella. La Cattedrale, allora dedicata all'AGHIA EIRENE (o Santa Maria della Pace) o all'ODEGHEITRIA (o Santa Maria la Conduttrice) o S. ANASTASIA, o OICOS TEOTOCU (o chiesa Madre di Dio), andrà distrutta nel 1738.

Al secolo VIII, al tempo delle persecuzioni iconoclastiche e monacomache, risale probabilmente l'affresco parietale della ACHIROPITA (Madonna non dipinta da mano umana), uno dei capolavori dell'arte sacra bizantina, appartenente ad un Oratorio ubicato presso la grotta di un eremita (forse Efrem), che verrà successivamente ampliato e diverra', a metà del Mille, la nuova Cattedrale della Citta', dedicata appunto alla ACHIROPITA, alla quale i Rossanesi saranno tanto devoti fino ai giorni nostri. Il secolo X, che per l'Europa è uno dei secoli di ferro tra i più tormentati e drammatici della sua lunga storia, viceversa è il secolo d'oro per Rossano. Per un verso, essa diventa l'epicentro politico- amministrativo del dominio bizantino: Rossano allora è il centro urbano più grande ed importante della Calabria, con un porto di prim'ordine, tale anche dopo, sotto i Normanni, sede dello Stratego (il Governatore Bizantino), di Vescovado, di uffici amministrativi, di officine artigianali, di botteghe d'arte. Per l'altro verso, Rossano è anche una delle Città più importanti di irradiazione dell'Ellenismo Religioso e Culturale. Infatti, numerose e di alta qualita sono le istituzioni educative e le scuole monastiche cittadine, dalle quali escono gli uomini più rappresentativi di quel tempo. Innanzitutto, S. NILO, il più illustre dei figli di Rossano (910-1004), fondatore di numerosi monasteri, tra i quali la famosa Badia Greca di Grottaferrata presso Roma, espressione massima e rinnovatore del Monachesimo Italo-Greco cosiddetto Basiliano. E poi Giovanni Filagato, erudito e filologo, fine diplomatico, infine Papa col nome di Giovanni XVI (997-998), il terzo di Rossano. Quindi San Bartolomeo (980-1055), discepolo di San Nilo e continuatore della sua opera, confondatore della Badia di Grottaferrata e autore del BIOS, cioè della vita di San Nilo, che e il capolavoro dell'agiografia e l'opera storica più importante di quell'epoca.

Intorno al sec. X, a Rossano i monaci calabro-greci sostituiscono all'architettura rupestre quella sub-divale (fuori terra) delle prime sobrie forme edificatorie in muratura, gli Oratori, tra i quali ricordo: il S. Marco, la Panaghia, il Pilerio, la Cattedrale-Santuario dell'Achiropita, poi le deturpate Chiesette di S. Nicola all'Ulivo, dei SS. Apostoli poi S. Maria di Costantinopoli, di S. Vito, di S. Maria del Soccorso, di S. Michele ecc.

 Queste emergenze sacre costituiscono, assieme al Monastero del Patire, le monumentalita' bizantine più rappresentative, più note e meglio conservate dell'Italia Meridionale.  Ed anche le testimonianze più significative della Bizantinita di Rossano, assieme alla stessa struttura urbanistica medioevale della Città (la meno compromessa e la più conservata dell'intero Sud), alle grotte tufacee eremitiche e lauritiche, al CODEX PURPUREUS ROSSANENSISO, al culto dei SS. Nilo e Bartolomeo e dell'Achiropita, alla tradizione di civilta', di arte e di cultura (Filmato 13, 5 MB). Nel 1059, Rossano passa sotto il dominio dei Normanni. Questi le conservano dignità e riguardo, non feudalizzandola e riconoscendola Città Regia cioè Libera Universita'. Rossano, la potente, la fiera, costretta a cedere politicamente, oppone, pero', una tenace resistenza al proposito dei Normanni di rilatinizzare la Chiesa è di imporre un Vescovo Cattolico, tanto che quelli sono costretti a rinunciare: la Chiesa Rossanese, caso, se non unico, raro, rimarrà di rito, liturgia e Vescovo greci per altri 400 anni, fino al 1460. Anzi, nella seconda meta' dell'XI sec., la Sede Vescovile viene accresciuta d'importanza ed elevata ad ARCIVESCOVADO prima e (lo rimarrà fino ad oggi) e a METROPOLIA poco dopo (almeno dal 1190 fino agli inizi degli anni 50 del nostro secolo).

Inoltre, l'Arcivescovo di Rossano, Romano, nel 1088, riceve l'incarico assieme al Metropolita di Reggio, da parte del Patriarca di Bisanzio,di una missione fiduciaria e di estrema importanza presso il Papa, avviare un serrato confronto e cercare un accordo per ricostituire l'unità Cattolica delle Chiese di Roma e Greco-Ortodossa di Bisanzio dopo lo Scisma d'Oriente del 1054. Si tratta di segni eloquenti dell vitalità e del prestigio di Rossano e della sua Chiesa. Fattori questi che, uniti alla fama dell'Aghion Oros, rossanese e alla forza d'attrazione del Monachesimo Greco, arricchito e sviluppato da S. Nilo, attirano nella città Bartolomeo da Simeri, che, tra il 1090 e il 1101-1105 fonda il celebre Cenobio-Chiesa di S. MARIA NUOVA ODIGITRIA del PATIR o del PATIRION o comunemente del "PATIRE". L'Abazia è il Cenobio più famoso del Sud e quello che, attraverso il suo Scriptorium, più contribuisce a difendere e salvare il patrimonio della cultura classica, esemplando un gran numero di Codici, che rapinati dal '400 in poi, ora si trovano sparsi nelle principali biblioteche d'ltalia, del Vaticano e del Mondo (Filmato 12, 4 MB).

La decadenza irreversibile del PATIRE coincide, da una parte, con la fine dell'Impero di Bisanzio (1453) e quindi con la crisi insanabile de Monachesimo e della Chiesa Bizantina in Italia e, dall'altra, con la latinizzazione della Chiesa di Rossano. Questa viene intrapresa, alla morte dell'ultimo Vescovo greco, Domenico de Lagonessa, dal primo Arcivescovo Cattolico, Matteo Saraceno (1460), col quale cessa definitivamente quanto ancora resta di dottrina, di liturgia, di organizzazione e di spiritualità greche a Rossano.

A suggello della fine della Chiesa Greca il nuovo prelato latino fa erigere un nuovo ed imponente Monastero, dedicandolo al suo Maestro, S. BERNARDINO DA SIENA. Rossano, durante il Periodo Normanno (1059-1196), mantiene intatti il suo prestigio e la sua vitalita', così anche nel corso della Dominazione Sveva (1196-1266), quando continua a vivere il ruolo di protagonista, proprio di una città libera, specie al tempo dell'Imperatore Federico II. Il Periodo Angioino (1266- 1442) è, invece, una fase di decadenza complessiva per l'intero Sud, che nasce dal malgoverno, dallo sfruttamento fiscale e dal duro sistema feudale dei dispotici governi angioini. Rossano, allora, si autogoverna amministrativamente (il SEDILE). Nel 1417, per opera della regina Giovanna II, Rossano, da libera Università passa sotto il regime feudale e diventa Principato. Questo viene concesso a Polissena Ruffo, la prima principessa di Rossano; poi, alla sorella Covella; quindi al figlio di questa, Marino Marzano, che, a metà del '400, fa costruire, sulla parte alta della citta', un grande castello, detto la Torre del Giglio (volgarmente Ciglio della Torre), poi andato perduto, e, nella parte occidentale, con i resti della fortezza romana, una Casamatta (attuale palazzo Sorrentino). Anche sotto gli Aragonesi (1442-1504), Rossano giace sotto il dominio feudale: il Principato, dopo la signoria del Marzano, passa a Ludovico Sforza, detto il Moro, futuro signore di Milano; successivamente, ad Isabella d'ARAGONA, quindi, nel 1524, alla figlia di questa, Bona Sforza, la quale assomma nella sua persona ben tre titoli, principessa di Rossano, duchessa di Bari e regina di Polonia (Filmato 11, 4MB).

Il Periodo Aragonese, anche se migliore rispetto a quello Angioino, e funestato da lotte civili e dalle continue incursioni della pirateria Turca: vengono, percio, approntati castelli fortificati e Torri di guardia sulla costa, alcuni ancora esistenti sulla fascia Jonica, come il massiccio Castel Sant'Angelo nella frazione omonima.

Durante la Dominazione Spagnola (1504-1714), le condizioni demografiche, politiche, civili ed economiche segnano un grave ristagno e addirittura un peggioramento, a causa soprattutto del doppio sfruttamento feudale e regio: Rossano reagisce e spesso prorompe in aperte ribellioni, soffocate però con spietata ferocia.

La città continua a svilupparsi urbanisticamente e ad arricchirsi di nuove e significative presenze. Sorgono numerosi e grandi palazzi gentilizi, Chiese e Monasteri, Associazioni culturali e religiose, assistenziali e sociali. L'arcivescovo Gian Battista Castagna diventa Papa col nome di Urbano VII (dal 15 al 27- IX- 1590). Sorge, nel 1595, l'Ospedale di San Giovanni di Dio, a fianco della Chiesa dell'Annunziata nella Piazzetta, allora il cuore della Citta'. Nel '600, Rossano passa alla Principessa Olimpia Aldobrandini, fondatrice della Chiesa di San Nilo (1620), ed infine ai Principi Borghese di Roma (1637-1806). Sul piano culturale, dai primi del '500 alla meta del '700, Rossano rivive e rinnova il ruolo di Città di cultura: infatti, proliferano le istituzioni religiose (tra le quali attivo e il Seminario Diocesano, inaugurato nel 1593); si affermano due Accademie (associazioni letterarie, scientifiche, filosofiche, giuridiche), note a livello nazionale, quella dei Naviganti, e quella degli Spensierati, che, alla fine del '500 si fonderanno ed avranno l'adesione di illustri personalita', come il Papa Benedetto XIII ed il filosofo Gian Battista Vico; sorge il teatro Paolella, modellato su quello della corte borbonica di Napoli, unico nella Calabria alla fine del '700.

Nel Secolo dei Lumi, sotto il Dominio Austriaco (1714-1738) e Borbonico (1738-1860), Rossano partecipa attivamente al dibattito e alle lotte politico-sociali, promossi dall'Illuminismo, specie giacobino, pagando un un costo rilevante particolarmente nel corso della reazione safedista del 1799, quando molti Rossanesi scontano col carcere e con l'esilio il loro amore per la libertà e Pietro Malena di Carfizzi viene fucilato. Durante il Decennio Francese (1806-1815), Rossano ritorna ad essere Città Regia, liberata dagli orrori e dallo sfruttamento del feudalesimo.

Partecipa intensamente al processo del Risorgimento, dando un contributo significativo di presenze, di lotte e di sacrifici sia nella fase cospirativa (eroica e la figura di Domenico Morici, uno dei protagonisti dei moti del 1820-1821), sia nell'impresa leggendaria di Giuseppe Garibaldi (Luigi Minnicelli è uno dei Mille), sia infine nella fase di costruzione dell'unità d'Italia.

Rossano, ai primi dell'800 diventa Capoluogo di Distretto (28 Comuni), sede di Sottointendenza, capoluogo di Circondario e sede del Giusticente; per un momento pare che debba diventare Capoluogo di Provincia; dal 1894 al 1926, e comunque Sede di Sotto-Prefettura; nel 1865 diventa Sede di Tribunale, nel 1875 di Corte d'Assise e, nel contempo, di distretto militare; a partire dal 1811, la Città si arricchisce di nuove istituzioni scolastiche superiori e, nel 1871, prima di altre città, piu grandi e famose, di Ginnasio, che diventerà poi Liceo Ginnasio, scuola illustre per cultura e vita democratica e per aver formato gran parte della classe dirigente del comprensorio; inoltre, nella seconda metà dell'800, è centro di numerosi circoli culturali e produce vari giornali e periodici; nel 1876, Rossano inaugura il tronco ferroviario Jonico e, dopo qualche anno, avvia la prima illuminazione elettrica e le prime centrali termoelettriche dell'intera Calabria.

Nel '900, Rossano vive le vicende che caratterizzano la Calabria, con dignità e spesso da protagonista: conosce il dramma dell'emigrazione, e al centro delle lotte sociali, sindacali e politiche, patisce le sofferenze e le ingiustizie della dittatura fascista, alla quale reagisce con i suoi uomini migliori ed offre un contributo non indifferente di lotte e sofferenze alla Resistenza (Cesare Rossi paga con la vita il suo amore per la liberta' e la giustizia sociale), partecipa con tanti coraggiosi alla lotta di liberazione dal nazi-fascismo, svolge una funzione attiva nel processo lento della ricostruzione della vita civile, democratica e materiale della Regione, esercitando un ruolo di grande prestigio, trainante ed egemonico, nel vasto territorio della Calabria Nord-Orientale.

Di tutte le suddette epoche storiche Rossano conserva testimonianze architettoniche, artistiche, monumentali, sia religiose che civili, in gran numero e di gran pregio, le quali costituiscono la sua MEMORIA STORICA ed insieme i suoi preziosi BENI CULTURALI, le sue risorse, da valorizzare di più e meglio, nella consapevolezza che una comunità civile ha un futuro se sa difendere e valorizzare il proprio passato e le testimonianze della propria storia, e se sa prendere coscienza che soltanto in questa riappropriazione del da dove veniamo potrà ritrovare la propria specificità ed identità culturale, la propria unità ed orgoglio di popolo ed anche occasioni economiche ed occupazionali per le nuove generazioni.

LA PANAGHYA

 La piccola chiesa della Panaghya è situata nella parte bassa del paese, quasi al centro di esso, avendo come punti di riferimento topografici a nord la Cattedrale e l'Arcivescovado ed a sud l'edificio adiito a Liceo-Ginnasio. Essa si trova nel bel mezzo di un agglomerato di vecchie case e dirute stradine, quasi stretta tra queste, che le lasciano ben poco respiro e che ne soffocano e quasi ne occultano la schietta, semplice ed armoniosa linea. È un prezioso frammento sacro di Rossano.

Panaghya: titolo greco e uno dei molti epitheta ornantia per venerare la Madonna Tuttasanta o Santissima. L'edificio ebbe due restauri: negli anni 1933-34 eseguiti dall'allora R. Soprintendenza per le Antichità e l'Arte del Bruzio e della Lucania, e poi nel 1963 a cura del prof. Paolo Paolini.

Oggi la costruzione si presenta ad unica navata coperta da una travatura lignea del tetto a capriate in vista, con l'abside semicircolare con semicatino superiore.

L'esterno presenta, oltre alla facciata ampiamente rifatta, i fianchi privi di qualsiasi decorazione in cui compaiono sei monofore, illuminanti internamente l'aula; segue infine l'abside semicircolare con una finestra bifora. La costruzione e di muratura ordinaria; l'orientamento è quello tipico delle chiese bizantine, cioè da oriente ad occidente.

Le monofore laterali sono terminate da archetti in mattoni a pieno centro e si impostano un pò dentro dalla linea dei piedritti realizzati in pietra calcarea del luogo. Hanno la tipica risega d'imposta che rende il diametro dell'arco lievemente maggiore della distanza tra gli stipiti. Fanno eccezione gli archetti della bifora absidale ugualmente realizzati in mattoni, sostenuti da una colonnina centrale con pulvino a forma di stampella.

Una caratteristica è costituita da alcuni fori lenticolari formati da cilindri in terracotta di varie forme.

Singolarità interessante è costituita dalla presenza di un tipo di decorazione in cotto a zig-zag adottata sulla parete esterna dell'abside. Rilevando tutti questi elementi architettonici si può collocare la Panaghya, come datazione, tra i monumenti di epoca bizantina che precedettero le grandi costruzioni dei secoli XI e XIII, con caratteristiche proprie ereditate e mantenute vive, in particolare dall'ordine Basiliano.

La chiesa è legata al culto primitivo della Madonna intensamente vissuto in tutto il versante jonico calabrese e ci consente di rivivere, in qualche modo, quella calda corrente di vita ascetica che popolo nel medioevo la campagna e le vallate deserte di laure e di modesti monumenti di culto.

LA CATTEDRALE

Una teologia a colori Rossano nel sec. VI non era ancora sede di diocesi, essendo questa a Turio a pochi Km. di distanza sulla riva destra del Crati.

Nei secoli VIII-IX irruzioni di Longobardi e Saraceni distrussero Turio e la sede della diocesi passo a Rossano la quale sotto i Bizantini aveva assunto grande importanza.

Quando l'eremita Efrem, come narra la vetusta tradizione, costruiva, circa 13 secoli fa, sul colle dell'Acqua Molle in Rossano il suo eremo, la spianata su cui e edificata la Cattedrale non era che un nudo promontorio tufaceo.

Una edicola costruita presso l'eremo in cui era rappresentata l'immagine di Maria SS.ma fu il punto di riferimento da cui prese avvio il sorgere della chiesa avvenuto specialmente per il concorso dato dall'Imperatore Maurizio (582- 602). E fu la Cattedrale.

Nella vita di S. Nilo (il Bios) documento autentico redatto in greco da S. Bartolomeo rossanese (tra il 1030 e il 1040) si accenna anche alla Cattedrale, detta Cattolica cioè la chiesa comune di tutti i fedeli della citta con residenza vescovile. Veniva chiamata anche chiesa grande,, come si usa dire ancora oggi.

La prima torma di culto fu greca. L'ultimo Arcivescovo di rito greco fu De Lagonessa (1452-1459). Poi venne affermandosi vigorosamente il rito latino, reso obbligatorio con l'Arcivescovo Saraceno (1460-1481). La Cattedrale fu adorna di pitture fin dal tempo di S. Nilo che svolse in essa servizi liturgici (915-925).

Nel sec. XIII si arricchì di preziosi ornamenti, arredi sacri e donazioni da parte del Re Ruggero, di Guglielmo II, di Tancredi, della regina Costanza e del figlio Federico II.

Roberto d'Angiò nel sec. XIV ampliò la Chiesa verso il Coro. I primi restauri nelle strutture e negli impianti murari si ebbero nella seconda meta del sex. XV.

La Chiesa fu consacrata il 18 settembre 1580 e fu definita nella sua forma ultima dall'Arcivescovo Sanseverino (1592- 1612).

Sagrestia e locali annessi vennero costruiti tra il 1629 e il 1645 e la fila delle Cappelle nella navata minore sinistra dai successori del Sanseverino.

Valide le opere dell'Arcivescovo Adeodati (1697-1713): soffitti navate laterali, presbiterio, altari in bellintarsi in marmo, fonte battesimale, tabernacolo esterno dell'Achiropita ad altare con pala intarsiata.

Singolare il pulpito in marmo (1753) che tuttora si ammira e pregevole opera del 600 il grande Organo restaurato nel 1979-80.

Il primo paravento in marmo fu opera dell'Arcivescovo Cardamone (1778- 1800). Il terremoto del 1836 colpì la Cattedrale nella facciata e nell'abside. Si accinsero all'opera di ricostruzione gli arcivescovi Tedeschi (1835-1843) e Cilento (1844-1888).

Altre consistenti opere di restauro, fra cui le pitture e le decorazioni, vennero realizzate dall'Arcivescovo Mazzella (1898- 1917).

Durante l'episcopato dell'Arcivescovo Rizzo (1949-1971) fu rinnovato integralmente il pavimento in marmo, revisionato parte del tetto, riaperta la bifora centrale e ripulite le monofore laterali.

Si attende ancora il riordino dell'area presbiterale. Negli anni a noi piu vicini dal 1978 ad oggi-durante gli episcopati Cantisani e Sprovieri si e proceduto alla revisione integrale dei tetti, ad un maquillage della facciata principale e del campanile.

Inoltre a fine luglio di quest'anno e stato completato un ciclo d'arte del vetro, iniziato il 1984, che, presentando in 28 vetrate, una vera teologia a colori, s'inserisce nello sviluppo ornamentale della Cattedrale, senza turbarne l'armonia, ma arricchendola di forme di corretto linguaggio moderno per una lettura contemplativa e didattica della Parola di Dio e della Liturgia Sacramentaria.

Ricordo che davanti all'Icona Odigitria pregò S. Nilo quando tornò a Rossano colpita dal terremoto tra il 970 ed il 980; si prostrarono piangendo, dopo la rotta di Stilo, l'Imperatore Ottone e la moglie Teofania nel 982; e s'inginocchiò devoto nel gennaio 1222 Papa Callisto II.

La Cattedrale - scriveva l'Arcivescovo Marsiglia nel 1947 - nata nel secolo di Giustiniano, sotto la dominazione dei Bizantini, di cui restano ricordi inestimabili l'immagine dell'Achiropita e il Codice Purpureo; sede di cattedra vescovile dal sec. VIII; ritenuta il palladio della città per la sua Santa Icone; vide nel sec. XI per saggezza di Autorità ecclesiastiche e civili e temperamento di popolo, ai Bizantini succedersi quasi insensibilmente i Normanni e crescere nello stesso secolo l'importanza della sede, con la elevazione ad Arcivescovado. Ebbe assidue cure dai Bizantini, come più tardi, dai Normanni, dagli Svevi e dagli Angioini, e fu sempre il supremo pensiero di ogni Vescovo o Arcivescovo.

L'interno di essa, benchè presenti vari stili e architettonicamente non appaia perfetta, da però una visione di insieme gradita all'occhio, resa più sensibile dai ricordi che in noi desta il tabernacolo, che al suo centro custodisce l'Achiropita: cosicchè l'occhio si appaga, la mente spazia nel passato e il cuore si esalta nei ricordi.

L'ISCRIZIONE CHE CORRE LIMPIDA E FORTE SULLA FACCIATA PER TE VIRGO MARIA ACHIROPITA CIVITAS DECORATUR è memoria storica, ma costituisce altresi impegno comunitario.

UNA ICONA

Quasi al centro della Chiesa Cattedrale su uno dei pilastri si trova l'ICONA ACHIROPITA: l'affresco e chiuso in un'edicola quadrata di marmi policromi ad intarsio di provenienza napoletana dei primi del sec. XVIII (Filmato 26, 5 MB).

La storia civile e religiosa di Rossano trova la sua struttura portante in gran parte in questa Immagine che si venera da tempo immemorabile. La tradizione, in cui sono mescolati elementi leggendari e derivazioni varie, e contenuta in un manoscritto cartaceo, oggi conservato nel Museo Diocesano d'arte sacra di Rossano. L'Ode iconologica che riferisce il racconto della tradizione-dipinto in 6 pitture nel Coro della Cattedrale- porta la data incompleta MDCCXLI...

In sintesi, si narra dell'apparizione di una Donna bellissima, biancovestita, la quale avrebbe lasciata la propria Immagine dipinta per intero sulla parete di una colonna. Da allora, percio', fu chiamata Achiropita, cioè non dipinta da mano umana.

La Vergine SS.ma è rappresentata col Bambino Gesù. Il Bambino ha la destra prolungata sul petto della Madonna e benedice alla maniera orientale; con la sinistra invece regge un rotolo chiuso (il Kondakion), in cui è contenuto il mistero grande di Dio.

La Vergine con una mano regge il Bambino, con l'altra lo indica.

Le ieratiche figure sono composte nello schema tipico dell'Odigitria e condotte con tecnica primitiva che smorza i colori, appiattisce le tinte e segna fortemente i tratti, secondo il gusto proprio di una corrente bizantina monastica: quindi le forme stilizzate, i volti allungati, gli occhi grossi a mandorla...

L'Immagine è dipinta a fresco sul muro e sembra più che probabile che sia sempre rimasta allo stesso posto.

II Padre Russo avanzando l'ipotesi più probabile scrive: sfrontando la leggenda dei colori meravigliosi e delle incrostazioni posteriori che ne hanno retrocesso sensibilmente la data di origine, possiamo stabilire che l'immagine dell'Achiropita doveva trovarsi in un'edicoletta presso la spelonca di qualcuno dei tanti eremiti, che formavano la laura di S. Nicola di Vallone. Questa immagine di Maria col Figliuolo sulle braccia, raggiante dal suo volto una spiritualità tutta sovrumana, circonfusa da un'aureola di mistero e di prodigio, divenuta oggetto di culti e meta della devozione del vicino popolo di Rossano, impose la costruzione di una chiesa che potesse soddisfare più degnamente le esigenze della pietà popolare.

Si può con sufficiente sicurezza ritenere che verso la fine del sec. XI l'Immagine cominciò ad essere chiamata Achiropita per essersi perdute le memorie circa la sua origine e la sua provenienza.

Prima d'allora, al tempo cioè di S. Nilo, pare portasse il titolo di Odigitria (= Conduttrice, guida).

L'Icona (da eikon = rappresentazione, immagine) ha una base teologica il cui fondamento è il mistero del Verbo Incarnato, Dio che rivela il suo volto umano. Essa è inserita nella liturgia e si trova, così al centro della vita ecclesiale. L'Icona non è bella come opera d'arte, ma come simbolo.

Più che l'occhio colpisce l'anima inducendovi un processo di spiritualizzazione, ed esige una maturità spirituale per essere riconosciuta.

Da questa ICONA, prezioso incunabolo pittorico, derivano numerose altre rappresentazioni sparse a Rossano e nei luoghi vicini ed eseguite in ogni tempo e con ogni mezzo di espressione.

CODICE PURPUREO

Una gemma che da sola fà Museo 
" Giravo la pagina lentamente...e trascorrevo di meraviglia in meraviglia, di stupore in stupore. Pareva che passasse sotto i miei occhi avidi un immenso affresco dove l'artista ignoto avesse cercato di esprimere, con estro e con semplicità, le bellezze nascoste nel dettato evangelico...I gialli, i rosa, i verdi, i bianchi, così tenui, così sfumati, facevano per davvero scoppiare la pagina di luce. Quel miniaturista del sec. VI era per davvero un grande artista, artista e mistico novellatore...... "

Ogni visitatore, studioso, pellegrino della cultura e della teologia della bellezza potrebbe dire così, ammirando il CODICE PURPUREO di Rossano, documento artistico, librario, biblico di eccezionale interesse, conservato attualmente nel Museo Diocesano d'arte sacra. La Chiesa Rossanese ha il merito, unanimemente riconosciuto, d'aver salvato e mantenuto in vita quei fogli di finissima pergamena purpurea la cui freschezza ha sfidato 14 secoli. Richiesto in acquisto da più parti e dalla stessa Biblioteca Vaticana, ma anche a questa nettamente rifiutato dal Capitolo Cattedrale, di Rossano, il Codice è stato però presentato in diverse Mostre (Filmato 27, 4MB).

Alcuni flashes sulla sua carta d'identità. 
Il Rossanese è un Tetraevangelo, giunto purtroppo mutilo. Nel corso dei secoli oltre la metà dell'originale, di circa 400 fogli, è andata perduta: oggi restano 188 fogli, pari a 376 facciate, che contentono l'intero Vangelo di S. Matteo e quasi tutto quello di S. Marco (fino al cap. XVI, 14), nel testo greco, miniati in lettere maiuscole argentee ed auree, su 2 colonne di 20 linee ciascuna, su pergamena purpurea. Contiene, inoltre, una parte di lettera di Eusebio a Carpiano sulla concordanza dei Vangeli.

Adornano il Codice 15 tavole illustrate a tutta pagina, premesse ai testi evangelici, espressione luminosa dell'arte sacra bizantina del V-VI secolo, impreziosita dalla colorazione purpurea (da cui il nome di Codice Purpureo con cui il manoscritto biblico di Rossano è universalmente noto).

Il luogo d'origine non si può localizzare con sicurezza, e pare meglio di assegnarlo un più largamente all'arte monastica dell'Asia Minore. Tra i codici purpurei prodotti nella tarda antichità in Oriente e in Occidente esso è uno dei rarissimi illustrati. Di tal genere vi sono soltanto il Frammento Sinopense (Bibliotheque Nationale, Parigi), la Wiener Genesis (Osterreichische Nationalbibliotek, Vienna), i pochissimi frammenti della Genesis Cotton (British Library, Londra), ma nessuno esprime la monumentalità del Rossanese. Il Rossanese, poi, possiede maggiore importanza degli altri 3 ricordati per l'ampiezza della parte superstite: 188 fogli contro i 43 del Parigino e i 26 del Viennese.

Il Codice, portato a Rossano forse fin dal sec. VII dai monaci grecomelchiti profughi dal Medio Oriente nell'ltalia Meridionale (636-638), rappresenta un capolavoro della produzione greco-orientale in terra italica ed esprime una tradizione di cultura locale che accresce ulteriormente il suo valore di testimonianza (Filmato 14, 4MB). Può essere stato oggetto di una committenza d'apparato, come può aver anche svolto una funzione liturgica. Non v'è manuale di arte bizantina che non sottolinei l'importanza delle illustrazioni sotto l'aspetto iconografico e stilistico. Recentemente è stato evidenziato che il repertorio figurativo può essere letto da angoli visuali diversi: come monumento dell'arte cristiana e premessa all'ulteriore evoluzione del linguaggio artistico bizantino; come discorso iconografico rivolto agli analfabeti per trasmettere il messaggio cristiano; come documento di atteggiamenti e costumi della tarda antichità riverberati sulle scene del programma illustrativo. Restano da tentare altre griglie di lettura. Segnalato per la prima volta nel 1846 dal giornalista-viaggiatore C. Mapica, scoperto virtualmente nel 1879 da 2 insigni studiosi tedeschi O.von Gebhardt e A. Harnak, la sua storia è scandita da numerosissimi interventi, specialmente per il repertorio illustrativo (Lamprecht, 1880; Ussov, 1881 e 1902; Gebhardt, 1883; Sanday, 1885; Pokrovskij, 1892; HartelWickhoff, 1895; Von Funck, 1896; Kondakov, 1886-1891; Haseloff, 1898; Strazygowski, 1899; Kraus, 1900; Beissel 1899; Mu noz, 1907; Guerrieri, 1950; Russo, 1952; Graeven, 1900; VollbachHirmer, 1958; Rice-Hirmer, 1959; Loerke, 1961 e 1975; De Maffei, 1970-71;, 1974, 1978, 1980; Santoro, 1974; Roti I i, 1980; l'edizione integrale attraverso una perfetta riproduzione in fac-simile della Salerno Editrice, Roma e della Akademische Druck u. Verlagsanstalt di Graz-Vienna, 1985; il Commentario bilingue, coord. Cavallo, 1986).

Un astronauta vedendo la terra dal suo abitacolo, ha inviato questo messaggio: abbiate cura, ne abbiamo una sola!

Noi vogliamo avere cura del nostro Codice: è la più fulgida gemma libraria della Calabria! Una gemma che da sola fà Museo.

Le opere d'arte vanno godute, conservate e tramandate ai posteri come testimonianza viva di un'epoca, di una storia, di una civiltà. Chi non ha memoria storica non è capace di costruire il futuro.

S. MARCO: GIOIELLO BIZANTINO DELLA CALABRIA

 II Tempietto di S. Marco di Rossano emana una nota di fascinosa poesia scaturiente dalle sue nude murature, che si levano in equilibrio sul filo della rupe all'estremo limite della parte alta della città. 

Ha ricevuto qualifiche suggestive quali Basilica in miniatura, chiesa bellissima e rarissima (Filmato 15, 4MB).

Si potrebbe ripetere del S. Marco quanto Paolo Orsi scrisse riferendosi alla Cattolica di Stilo (RC): Tanto è il fascino orientale che nei promana, che altro non si attenderebbe se non l'affacciarsi alla sua porta di un papàs bizantino nello splendore delle vesti sacre.

Monumento Nazionale, tipo gioiello della Calabria bizantina, quasi gemello con la Cattolica di Stilo, è un edificio a croce greca inscritta in un piano quadrangolare, ai cui angoli si ergono 4 cupole schiacciate più basse di quella centrale poggiante su 4 pilastri.

All'esterno l'edificio presenta la forma di un rettangolo terminato da 3 absidi pronunziate. Le forme dell'architettura presentano uno stile bizantino abbastanza puro del sec. IX-X e di grande importanza artistica e storica.

Disgraziatamente il martello spietato del tempo, l'incuria colpevole degli uomini, il tremendo terremoto del 1836, con i barbari rifacimenti posteriori, vi apportarono ingenti danni, a riparare i quali, con opere di assestamento, ne fu guastato irrimediabilmente il tipo primitivo.

I due restauri, effettuati il 1931 a cura della Soprintendenza delle Antichità Bruzio-Lucane e nel 1934 da Pietro Lojacono, ebbero il merito di riportare ad pristinum gli elementi primitivi di questo monumento così caro a Paolo Orsi, eminente studioso di arte ed archeologo(Filmato 16, 4 MB).

Nella bifora centrale, completamente murata, si rinvenne una piccola colonna scanalata d'indubbia origine turiese, che comprovò fino a qual punto le rovine della non lontana città magnogreca fossero utilizzate per chiese e monasteri; sotto uno strato di calce fu tratta alla luce nella parete sinistra presso il presbiterio un frammento di affresco bizantino producente la Madonna seduta in trono e col bambino tra le braccia (Odigitria, sec. IX-X) di notevole pregio data la correttezza espressiva del disegno e le sue caratteristiche arcaiche.

Assieme alla scoperta di Rossano Bizantina minore.  

(fonte comunita' montana Sila Greca)



 

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